Per poter ipotizzare una riflessione, anche solo abbozzata,
sul vasto tema della relazione tra i concetti di conoscenza, competenze, occupabilità e sviluppo,
è bene prendere in esame l'attuale situazione generale.
E riconsiderare l'idea di uno sviluppo inteso non più e non solo come espansione ed incremento, bensì
come l'insieme dei processi attraverso cui le organizzazioni possono mantenere o modificare le loro
forme e le loro strutture con modalità sostenibili.
E' innegabile il fatto che il mondo intero sta attraversando un forte mutamento, caratterizzato
da parecchie incertezze e variabili, una delle quali è certamente relativa ai TEMPI del cambiamento,
alla durata cioè di questa "transizione". Un'altra delle tante possibili variabili da prendere in
considerazione è l'apparente ASSENZA di una VISION rispetto alla meta finale, in altre parole non
appare ancora immaginabile come potrà essere configurato il "nuovo mondo" quando se ne paleserà
all'orizzonte lo scenario. O ancor di più, è possibile ipotizzare che potrebbe non esistere una
'meta finale', bensì che si possa essere entrati in un processo di mutamento continuo, nel quale
occorrano un atteggiamento ed un'attitudine delle persone e dei sistemi organizzativi , a
rigenerarsi ed auto rinnovarsi costantemente.
Un atteggiamento generativo ed un'attitudine all'innovazione intesi come processi in costante dinamismo,
movimento ed evoluzione sia per i singoli individui sia per le organizzazioni.
E' a questo punto che entra prepotentemente in gioco l'importanza, persino forse l'indispensabilità,
della presenza in ciascun soggetto, sia esso un singolo individuo sia esso un sistema organizzativo
aziendale oppure un gruppo di lavoro, di solide e flessibili competenze. Intese come saperi teorico-pratici,
ovvero conoscenze in azione, capacità agite non in modo estemporaneo e casuale, bensì strategicamente mantenute
e agite nel tempo; competenze in grado di essere percepite dagli altri grazie a una qualità di comunicazione
e di relazione che funga a sua volta da volano potenziatore e generatore di nuove idee, nuovi processi, nuove
forme organizzative. E così via.
Puntare sulle proprie competenze può creare, per ciascuno e per i gruppi, condizioni di maggiore
tenuta della occupabilità basandola non solo sulle certezze della struttura economica del contesto
esterno, ma anche sull'impegno del singolo a rinnovarsi e sulla sua capacità di gestire le situazioni
di stress.
Quanto valore può avere per ciascuno la capacità di farsi percepire ed essere percepito dagli
altri non tanto come persona da sostenere e supportare appoggiandosi al sistema, ma anche e
soprattutto essere percepito come soggetto attivo portatore di idee e di rinnovamento del
sistema stesso, contribuendo a crearlo e trasformarlo attraverso il suo apporto positivo e generativo?
A questo punto, potrebbe acquisire un inestimabile valore il saper essere di chi sappia aprirsi alla
fluida attitudine di auto aggiornare costantemente i propri saperi, saper fare e saper essere,
per migliorare se stesso e gli altri intorno a sé, attraverso una qualità di relazione improntata
alla generosità e allo sviluppo. Per approdare a questo tipo di atteggiamento ed attitudine, le
competenze che occorrono e che si generano possono essere a volte molto semplici e conosciute,
spesso però non sufficientemente valorizzate da un'intenzionalità e d'un "impegno che viene dal cuore".
Prima fra tutte, la base, la Disponibilità all'Ascolto. La competenza garante di entrare
davvero in relazione col mondo è un Ascolto attento che restituisce al mondo un Linguaggio altrettanto
attento. Un ascolto preciso ed un linguaggio altrettanto preciso che comunichino idee che prendono
spunto dalle idee degli altri, ne tengano conto e le valorizzino, chiedendo al contempo all'altro
di fare lo stesso con le proprie. In un circolo virtuoso dove le intelligenze e le intuizioni che
terremmo altrimenti bloccate per paura che si infrangano nella sottovalutazione da parte dell'altro,
vengono invece assertivamente allo scoperto come un regalo che chiama altro regalo, pur senza pretenderlo.
Dare per portare gli altri a dare a loro volta.
Partendo da questi presupposti, viene da sé la qualità delle altre preziose competenze indispensabili
per essere percepiti come "portatori di sviluppo": capacità di comunicare in generale e di fare relazione;
capacità di operare in termini di cambiamento e di gestione della complessità; disponibilità all'apprendimento
continuo; saper lavorare con gli altri in un approccio interdisciplinare; la competenza e capacità di
saper interpretare il mutamento in termini di nuovi bisogni, desideri, servizi, atteggiamenti, idee e
relazioni. Competenza a saper integrare l'approccio umanistico con il tecnologico, ad esempio un formatore
umanista disponibile a capire sempre di più la tecnologia ed un formatore tecnico disponibile ad aprire
sempre di più il suo animo umanistico, in un innovativo approccio alla formazione sempre più integrato e ...sostenibile.
Maria Luisa Strazzari
- docente senior CTC